18) Kant. L'uomo  cattivo per natura.

Il male  una tendenza naturale presente in tutti gli uomini,
anche nel migliore. Esso  definito da Kant male radicale, ma
pur condizionando l'uomo, non  in grado di determinarlo.
L'esperienza stessa ce ne d infiniti esempi. E' interessante
notare come Kant usi le notizie derivategli dagli esploratori in
senso diametralmente opposto a Diderot e agli altri illuministi
francesi (confronta Quaderno secondo/7, Capitolo Dodici,
Introduzione a Rousseau e d'Holbach lettura n.2, oltre che la
lettura n. 23 del presente capitolo).
I. Kant, La religione entro i limiti della sola ragione, capitolo
primo, Parte terzo (pagine 389-391)

La frase: l'uomo  cattivo, non pu, dopo ci che precede, voler
dire altra cosa che questo: l'uomo  consapevole della legge
morale, ed ha tuttavia adottato per massima di allontanarsi
(occasionalmente) da questa legge. La frase: l'uomo  cattivo per
natura significa solo che tale qualit viene riferita all'uomo,
considerato nella sua specie: non nel senso che la cattiveria
possa essere dedotta dal concetto della specie umana (dal concetto
d'uomo in generale, poich allora sarebbe necessaria); ma nel
senso che, secondo quel che di lui si sa per esperienza, l'uomo
non pu essere giudicato diversamente, o, in altre parole, che si
pu presupporre la tendenza al male come soggettivamente
necessaria in ogni uomo, anche nel migliore. Ora, questa tendenza
bisogna considerarla essa stessa come moralmente cattiva, e perci
non come una disposizione naturale, ma come qualche cosa che possa
essere imputato all'uomo, e bisogna quindi che essa consista in
massime dell'arbitrio contrarie alla legge. Ma, d'altronde, queste
massime, in ragione appunto della libert, bisogna che siano
ritenute in se stesse contingenti, ci che, a sua volta, non pu
accordarsi con l'universalit di questo male se il fondamento
supremo soggettivo di tutte le massime non , in un modo
qualsiasi, connaturato con la stessa umanit e quasi radicato in
essa. Ammesso tutto ci, potremo allora chiamare questa tendenza
una tendenza naturale al male, e, poich bisogna pur sempre che
essa sia colpevole per se stessa, potremo chiamarla un male
radicale, innato nella natura umana (pur essendo, ci non di meno,
prodotto a noi da noi stessi).
Che una tale tendenza depravata sia di necessit radicata
nell'uomo, possiamo risparmiarci di dimostrarlo formalmente, data
la quantit di esempi palpitanti che, nei fatti degli uomini,
l'esperienza ci pone sotto gli occhi. Se si vuol trarre questi
esempi dallo stato nel quale parecchi filosofi speravano
constatare in modo speciale la bont naturale della natura umana,
cio dal cosiddetto stato di natura, basta solo, in questo caso,
paragonare con tale ipotesi lo spettacolo di fredda crudelt che
offrono le stragi di Tofoa, della Nuova Zelanda, delle Isole dei
Navigatori, ed anche quelle che non cessano mai nei vasti deserti
del Nord-Ovest dell'America (come riferisce il capitano Hearne),
senza che anzi nessun uomo ne ricavi il pi misero vantaggio, e si
ha allora una esemplificazione pi che sufficiente dei vizi della
barbarie, per allontanarci dall'opinione di quei filosofi.
I. Kant, La religione entro i limiti della sola ragione, Laterza,
Bari, 1980, pagine 32-34.
